Siamo responsabili del nostro pensiero?

La Medicina Cinese ci offre un ottimo spunto di riflessione accompagnandoci alla consapevolizzazione del nostro pensiero e comportamento.

Nella letteratura cinese antica, una mentalità intrinseca di pudore e diversi problemi di traduzione dei testi stessi, hanno portato ad una dialettica, ancora in uso, che non considera una reale distinzione fra corpo e mente.

Essi appaiono pertanto inseparabili ed indistinguibili.

Ne risulta che, nei testi tradotti, il riferimento ad ogni affezione patologica potrebbe nel suo concetto contenere un dolore fisico tanto quanto uno stato psicologico indistinti fra loro.

Sensazione e emozione

Vi è invece un’importante distinzione di concetto da evidenziare, fra ciò che viene reputato una “sensazione” e ciò invece che è una “emozione”. Nello specifico i concetti sono leggermente differenti da come li concepiamo in occidente.

Quando ci si riferisce ad una sensazione, parliamo di qualcosa di non gestibile, di qualcosa che ci capita senza averne il controllo. Le sensazioni sono anche quel qualcosa che ci fa reagire d’impulso: pensiamo alla persona che si sente scottare la faccia, ed arrossare il viso, in preda allo sguardo del suo innamorato.

In Medicina Cinese affermiamo pertanto che le sensazioni sono di pertinenza della WèiQì (soffi difensivi). Un tipo di Energia che scorre all’Esterno dei Meridiani e che ci “protegge”.

La responsabilità del pensiero

Lo Shén risiede nello xuè Nei classici troviamo aforismi del tipo “lo Shén risiede nello xuè” ovvero: lo spirito (la mente), quindi le emozioni, risiedono nel sangue (xuè), al quale si ancorano.

Mentre quando parliamo di E-mozioni, sappiamo cosa proviamo e perché. Esse vengono caratterizzate sia dalla cultura che dalla nostra responsabilità di pensiero e dal nostro atteggiamento.

Lo Shén risiede nello xuè

Nei classici troviamo aforismi del tipo “lo Shén risiede nello xuè” ovvero: lo spirito (la mente), quindi le emozioni, risiedono nel sangue (xuè), al quale si ancorano. È una tipica dialettica per cui il massimo dello Yáng (il pensiero), si lega allo Yīn (sangue), per evitare di sradicarsi e volare via.

Le Emozioni vengono pertanto relazionate alla YíngQì (soffi nutritizi), ovvero quel tipo di energia che circola all’Interno dei Meridiani, formando un’interrelazione molto stretta con il Sangue. Le sensazioni contrariamente, vengono relazionate alla reattività muscolare difensiva incontrollabile, come ad esempio, il fatto di sudare in caso di caldo.

“Quel che proviamo [emotivamente] non dipende da ciò che una persona fa, ma dalla nostra reazione all’azione di quella stessa persona.”

Mi ha fatto arrabbiare o mi sono arrabbiato?

Con questa affermazione J. Yuen, famoso medico taoista cinese, intende che l’uomo è in grado, previa consapevolizzazione del proprio pensiero. Di scegliere come reagire emotivamente di fronte alle azioni altrui, accogliendo la vita con il celebre “Vuoto di Cuore”, che sta a intendere di osservare la vita con uno spirito libero, privo di giudizio e pregiudizio.

Per fare un esempio, è sbagliato affermare: “quel tizio mi ha fatto arrabbiare!”, in realtà, è corretto dire: “mi sono arrabbiato…”.

Questo perché, per quanto irritante sia stato il comportamento di quel tizio, sono io che essendo irritabile, mi arrabbio.

Quindi per quanto ne possa essere poco consapevole, il fatto di arrabbiarmi è una scelta cosciente.

Questo perché, per quanto irritante sia stato il comportamento di quel tizio, sono io che essendo irritabile, mi arrabbio.

Per fare un esempio, è sbagliato affermare: “quel tizio mi ha fatto arrabbiare!”, in realtà, è corretto dire: “mi sono arrabbiato…”.

Pensiero responsabile

Il primo comportamento, è molto vittimistico. Per quanto possa essere moralmente comodo, è in realtà povero e irresponsabile. Comportamento proprio di persone che si lasciano vivere dalle altre persone e dalla società. Dando pure alla società stessa o agli altri individui la responsabilità delle “sfortune” che hanno nella vita.

Il secondo comportamento, deriva in sè da una consapevolizzazione di come siamo. Ed il soggetto che conosce le proprie emozioni è in grado di scegliere di arrabbiarsi o meno, ma soprattutto di fare il primo passo verso il cambiamento di sé attraverso un pensiero responsabile.

Ogni individuo impara a reagire emotivamente “in primis” dai genitori, dai media, dalla comunità in cui vive e non per ultimo dalla società. Sempre Yuen affermò in una conferenza:

“Se nella [nostra] società prevale chi urla di più, tenderemo a reagire alzando la voce e con aggressività ai fattori della quotidianità”

Impulsi quotidiani al nostro pensiero

Comprendere che il modo in cui reagiamo agli impulsi quotidiani è un modello appreso all’interno della propria educazione civico-culturale ci permette di aprire lo sguardo verso il diverso e scegliere.

In terapia, comprendere il contesto culturale che caratterizza la reazione emotiva del paziente, ci permette di fare il primo passo verso la consapevolezza e cambiare i fatti alla luce degli occhi del paziente stesso.

Consapevolizzazione del pensiero

Si può mettere in tavola la stessa realtà vista dall’esterno facendo quindi un’opera di consapevolizzazione, che, ovviamente, non deve essere giudiziosa.

Parlando di emozioni, dobbiamo quindi considerare che le stesse comportano una responsabilità attiva e consapevole. Ognuno di noi può scegliere di cambiare la propria reazione dal momento in cui comprende di avere una responsabilità nell’emozione stessa.

Una volta assunta la responsabilità della scelta, la possiamo cambiare, cosa che non può avvenire, fintanto che non ne saremo consapevoli.

“Quel che proviamo [emotivamente] non dipende da ciò che una persona fa, ma dalla nostra reazione all’azione di quella stessa persona.”

Siamo responsabili dei nostri pensieri?

Prendiamo ad esempio l’invidia (il male del secolo…), e la gelosia; secondo Yuen hanno la stessa energia, solo che una è consapevole l’altra no.

L’invidia, la gelosia, la rabbia

Ovvero, l’invidioso pensa “Quel qualcuno ha qualcosa che non posso avere, e la voglio anche io!” …sa anche però di non meritarla.

Il geloso invece pensa: “Quel qualcuno ha qualcosa che non posso avere, e me la meriterei pure io!”

Il geloso sa perché se la meriterebbe, ha lavorato sicuramente molto per ottenere ciò che ha nella vita, e se gli si mostra la situazione in modo diverso, probabilmente la gelosia gli passa.

L’invidioso non fa nulla e vuole tutto, non ha responsabilità emotiva e questo comportamento rende difficile aiutarlo; egli è convinto che se non ottiene l’oggetto del suo desiderio è “sfortunato”, e non si impegnerà attivamente per ottenerlo.

Il livello di responsabilità emotivo darà al terapista un’idea delle difficoltà che il paziente riscontrerà nell’affrontare il cambiamento, questo perché il cambiamento nasce dall’assumersi la responsabilità delle proprie emozioni.

Per concludere, una citazione tratta da insegnamenti orali di J.Yuen:

“Una persona arrabbiata vivrà in un mondo arrabbiato, una persona amabile vivrà in un mondo amabile ed una persona depressa in un mondo triste.”